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    26 novembre 2019

    La psicologia dei giochi

    Perché i videogiochi e i giochi per computer sono così affascinanti? E in che modo ci coinvolgono? La psicologia del gaming è un campo di studi complesso ma interessante. Cerchiamo di capire perché ci piace così tanto giocare e quali tipologie di gamer esistono.

    La voglia di giocare è una componente essenziale della natura umana. Esisteva già prima dell'era digitale e, quindi, prima che fossimo esposti a milioni di videogiochi diversi. Anche se giocare è un'attività ricreativa antica quanto l'umanità, gli strumenti utilizzati sono continuamente cambiati nel corso della storia.

    Alcune teorie suggeriscono che, una volta soddisfatte le esigenze di base, l'essere umano cerchi istintivamente nuove modalità di autorealizzazione avanzata. I giochi possono fissare obiettivi e costruire nuove strutture sociali che danno significato e spessore alle vite dei soggetti coinvolti. Ma il gioco è molto più di un passatempo e, a ben vedere, le motivazioni alla base possono variare notevolmente.

    Design accattivante

    Quando creano nuovi giochi, gli sviluppatori devono fare numerose scelte importanti. Quali musiche e colonna sonora usare e quale effetto avranno sui giocatori? E la grafica? Che tipo di sistema di ricompense o interazione sociale adottare? La psicologia ci aiuta a comprendere meglio queste scelte e come i giochi possono essere specificamente sviluppati per soddisfare le preferenze del pubblico.

    Il ricercatore britannico Richard Bartle identifica quattro diverse tipologie di gamer: quelli che vogliono esplorare (ad esempio, No Man's Sky), quelli che vogliono competere e padroneggiare il gioco (ad esempio, League of Legends), quelli che vogliono svolgere compiti e missioni (ad esempio, World of Warcraft) e quelli che vogliono socializzare (tutti i giochi multiplayer). Ogni gioco si rivolge a ognuna di queste categorie in misura diversa.

    I gamer, ognuno con gusti personali differenti, scelgono i giochi di conseguenza. Ovviamente, le linee di confine tra i diversi generi sono piuttosto sfumate e ogni gioco può presentare in diversa misura tutti questi aspetti, ma definire delle categorie aiuta a capire quali motivazioni stanno alla base.

    Tutt'uno con il gioco

    Parliamo di un fenomeno interessante. Mihály Csíkszentmihályi è una psicologa ungherese che descrive uno stato mentale, tipico degli atleti estremi, spesso definito "flusso" o "zona". Attività come sport o gaming possono essere così coinvolgenti e affascinanti che i giocatori possono entrare in uno stato mentale tale da escludere completamente l'ambiente circostante, investendo ogni energia nell'esperienza di gioco.

    Il livello di impegno mentale richiesto da un gioco può essere pari a quello di un atleta professionista durante una partita importante o quello di un musicista jazz durante un'intensa esibizione. Nel 2008, gli scienziati hanno scoperto che gli sparatutto in prima persona (FPS) si adattavano perfettamente alla teoria della Csíkszentmihályi. I giochi possono produrre livelli così elevati di competitività e tensione da rendere i gamer tutt'uno con il gioco, per così dire.

    Per immergersi completamente in un FPS, il giusto equipaggiamento è essenziale. Più l'equipaggiamento si adatta alle esigenze dei moderni FPS, più facilmente il gioco riuscirà a coinvolgerti. L'ultima generazione di monitor AOC, ad esempio, vanta caratteristiche quali velocità di risoluzione estreme, tempi di reazione minimi, controllo delle ombre e sincronizzazione adattiva, che rendono possibili livelli di immersione davvero straordinari.

    La psicologia è un aspetto estremamente interessante del gaming, influenzato da innumerevoli fattori. La prossima volta che giocherai al tuo gioco preferito, chiediti che tipo di gamer sei e quali motivazioni ti spingono a giocare.

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